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Esercito Italiano e la Leva

Storia

Introduzione


Queste notizie, divise in 5 capitoli, anche se sintetiche, vogliono offrire un contributo alla comprensione delle vicissitudini storiche dell'evoluzione di un fenomeno che ha segnato le esistenze di tanti Italiani e che tanta parte ha avuto nella costruzione dell'Italia qual'è oggi, ma anche dei motivi che, in assenza di minacce massive contro il territorio e di fronte alle attuali esigenze di tempestive operazioni di polizia internazionale nell'ambito di forze multinazionali ad elevato tasso tecnologico, hanno prodotto l'orientamento verso forze permanenti formate da volontari altamente preparati, avviando la trasformazione verso una struttura esclusivamente professionale, che si completa con la sospensione della "Leva".
La quantità di personale da arruolare in un esercito viene determinata da: numero, dimensioni, e struttura organica delle unità di cui lo Stato ritiene necessario disporre.
Quando il reclutamento avviene attraverso la Leva, si deve ricercare l'equilibrio tra forme di ferma prolungata e selettiva (applicata a pochi cittadini cittadini chiamati per un servizio più lungo, che meglio capitalizza le capacità operative acquisite in fase addestrativa) e la chiamata per ferme brevi, (ma non al di sotto del tempo necessario per un efficace addestramento) estesa ad un maggior numero di cittadini.
Se si adotta una Leva selettiva, che causa sperequazioni a danno dei chiamati, si rende necessario assumere provvedimenti compensativi, quali ferme differenziate, sorteggi, esenzioni e rinvii, sostituzioni, risarcimenti finanziari, ecc...
Nella storia nazionale dell'evo moderno, assistiamo a forme obbligatorie di servizio militare sempre più equamente distribuite fra gli strati sociali, fino alla massima generalizzazione per la 1° Guerra mondiale, e poco meno, per la 2° Guerra Mondiale e il suo dopoguerra.
Il fattore economico è limitante e spesso decisivo delle scelte fra le soluzioni tecnicamente desiderabili e quelle praticabili, condizionate dal confronto tra i più alti costi sociali connessi con la Leva generalizzata e le più elevate spese finanziarie per il personale a lunga ferma o permanente.
Se, rispetto ai professionisti, i militari di Leva hanno sempre richiesto minori spese per il "soldo", essi comportano però maggiori costi addestrativi e logistici, per la frequente rotazione del personale.
Fino a qualche tempo fà, i costi per l'addestramento venivano ridotti dalla possibilità di trar profitto da professionalità già acquisite prima dell'arruolamento.
Ma l'anticipo della chiamata e della maggore età e il rapido aumento della scolarizzazione hanno trasformato in 30 anni, dal 1950 al 1980, un esercito di contadini e operai in uno composto in prevalenza da studenti, ed hanno annullato i benefici dell'apprendistato su incarichi militari quali: artigiani, conducenti, conduttori, meccanici, camerieri ecc....
Quando poi gli equipaggiamenti diventano tecnologicamente sofisticati e quindi sempre più costosi e cresce il rapporto numerico tra mezzi e uomini (oggi decuplicato rispetto all' 800), mantenere un numeroso esercito di Leva diventa un onere insostenibile.
Anche l'orientamento strategico, infine, influisce in modo determinante sugli ordinamenti militari del momento.
Un atteggiamento difensivo di fronte ad un potenziale avversario che detenga l'niziativa sui tempi dell'aggressione, ad esempio, impone un elevato grado di prontezza operativa fin dal tempo di pace: le unità devono essere numerose, schierate in prossimità del presumibile fronte o possedere un'elevata mobilità.
Una situazione di stabilità consente di mantenere in vita meno unità, alle quali affiancare all'occorrenza, per mobilitazione delle riserve (scorte di materiali e personale addestrato).
Nel corso dei suoi 150 anni di vita, mentre produceva sicurezza per l'intero Paese negli anni di guerra e in quelli di pace, difendendolo e contribuendo all'ordine interno e alla protezione civile, l'Esercito Italiano ha assolto attraverso la Leva anche altre importanti funzioni sociali.
Nel valutare l'idoneità psicofisica e le attitudini dei coscritti, gli Uffici Leva e i Gruppi Selettori hanno effettuato un prezioso screening sanitario e un rilevamento statistico su tutta la popolazione maschile, che hanno permesso di seguire l'evoluzione delle nuove generazioni nel loro divenire sempre più alte, sane robuste (benchè spesso sovrappeso e talora psicologicamente più fragili)
Il servizio militare ha anche migliorato le condizioni di salute degli arruolati (tramite alimentazione, igiene e pulizia, cure mediche, abitudini regolari, allenamento psicofisico), ne ha promosso una socializzazione interclassista e ha diffuso educazione civica, senso di partecipazione e di appartenenza, conoscenza dei luoghi e delle culture nazionali.
Contemporaneamente, l'Esercito ha attraversato a sua volta un processo di crescente democratizzazione interna quale effetto delle nuove tecniche operative (che richiedono responsabile iniziativa individuale e impongono quindi un maggior decentramento decisionale) e per riflesso dell'evolversi della società. La Leva infatti, coinvolgendo direttamente gran parte delle famiglie, ha generato partecipe attenzione dell'opinione pubblica ai problemi del trattamento, dell'impiego e dei rischi per il personale di truppa.



"Dagli eserciti napoleonici al Risorgimento"

L'uso della coscrizione in Italia nei tempi moderni viene solitamente fatto risalire alla cosiddetta Ordinanza Fiorentina del Macchiavelli (1505), adottata poi dalla Repubblica di Venezia e in parte da quella di Genova.
Istituiva il reclutamento obbligatorio di milizie del contado, a contrappeso del predominio dei potentati urbani e in sostituzione dei soldati "permanenti" e dei mercenari, troppo costosi e inaffidabili.
Con l'Ordinanza, il "Diritto" nobiliare di portare le armi, e conservarle a domicilio (che la Rivoluzione Americana estenderà oltre due secoli dopo a tutti i cittadini) si trasformava in "Dovere" di imbracciarle per il bene dello Stato (vincolo di fedeltà ad esso e a chi lo rappresenta) e la "levata" conferiva promozione sociale ai militi, comportando privilegi fiscali e perfino il diritto di sfidare a duello i nobili.
Nella Repubblica di Venezia, le "cernide" delle milizie cadorine e carniche si innestarono su una tradizione di "Milizie Montanare" (già attive nel 400 a difesa dei valichi alpini e portatrici di una tipica cultura di solidarietà all'interno di piccole comunità locali); in pianura, costituirono "l'Ordinanza del li Archibusieri" a difesa di città e fortezze, e "l'Orinanza da Mar" che forniva rematori e combattenti per le galere.
Nel 1560, in pratica tutti gli Stati italiani (compresi quelli sotto dominio straniero) avevano adottato qualche forma di reclutamento obbligatorio e di mobilitazione, con esenzioni compensative dalle servitù personali e dai tributi, privilegi giurisdizionali (esempio: immunità dalla turtura, presunzione di verità per le testimonianze), sociali (esempio: abiti superiori al proprio rango, anche per le mogli) e di porto d'armi.
Con le milizie, il fattore demografico cominciava ad affermarsi come elemento di capacità militare integrativo alle disponibilità finanziarie del governo.
Nel XVI° secolo, i bassi costi delle milizie consentirono perciò di ridurre i dispendiosi eserciti professionali, di investire in "fortificazioni" e di potenziare le "Marine Militari", che avrebbero difeso con successo l'Europa contro l'invasione ottomana.
Nel XVII° secolo, molti Stati, come quello Sabaudo, furono costretti dagli sconvolgimenti politico-strategici a dover ricorrere nuovamente ad eserciti professionali permanenti e mercenari.
La Rivoluzione Americana (1775 - 1783) introdusse il concetto di "Esercito di Leva" fatto da non professionisti per ladifesa di uno Stato considerato di propietà non più del Re ma dei Cittadini, ai quali spetta perciò il diritto-dovere di difenderlo.
Concetto sposato anche dal napoletano Filangeri, che si affermò definitivamente in Europa attraverso la Rivoluzione Francese.
Nel 1798 in Francia la "Coscrizione Obbligatoria" fu generalizzata, sancendo il principio dell'onere universale e personale di difesa della Patria. Il godimento dei diritti civili fu condizionato all'adempimento degli obblighi militari.
Nel 1800 l'esercito piemontese fu incorporato in quello francese mentre gli altri Stati europei, con l'eccezione della Gran Bretagna, seguivano l'esempio della Francia: gli eserciti divennero "nazionali" e scomparvero gli stranieri e i mercenari.
Dopo la Restaurazione Carlo Alberto, ispirandosi al modello prussiano di "Esercito di Mobilitazione", ridusse la durata della ferma, raddoppiò la componente volontaria professionale e facilitò le sostituzioni per i coscritti sorteggiati, nel 1848 estese la coscrizione agli Ebrei, ai quali concesse i diritti civili, e alla Sardegna, fino ad allora esentata.
Nel Regno delle Due Sicilie la coscrizione fu instaurata a Napoli, mentre la Sicilia ne rimase esente. Non si riuscì ad adottarla nello Stato Pontificio ed ebbe scarso rilievo nel Granducato di Toscana e nei Ducati di Parma e di Modena, ma la coscrizione forniva circa il 10% di italiani nelle forze del Lombardo-Veneto austriaco (molti disertarono nel 1848-1849).
La legge Lamarmora del 1854 fu impostata secondo il modello francese di "Esercito di qualità", mantenuto il 70-75% degli organici di guerra: di maggior costo e quindi necessariamente di minori dimensioni, ma di pronto impiego, costituito da personale con ferma di 5 anni.



Dall'Unità d'Italia (1861)
alla 1°Guerra Mondiale (1918)


Nel 1860 iniziò un laborioso processo, nel quale ebbe un ruolo determinante il Ministro Gen. Manfredo Fanti, per estendere le leggi del Regno di Sardegna sulla coscrizione a tutte le provincie emancipate, per realizzare l'unione tra i reparti degli stati preunitari e per integrare buona parte dell'esercito garibaldino in quello Regio.
Il 27 gennaio 1861 fu stabilita un'unica uniforme per tuto il Regno e nel 1863 si ebbe la prima "Leva estesa a tutto il territorio nazionale". Venivano conservati gli istituti della surrogazione e dell'affrancamento previo pagamento di consistenti tasse, che confluivano nella "cassa militare" destinata a finanziare i premi di rafferma.
Nel 1871 si costituirono i Distretti Militari, col compito di gestire la mobolitazione, e l'anno successivo, le Compagnie Distrettuali (delle quali 15 Alpine).
Le dispense ai religiosi cattolici e dei culti ammessi concesse nel 1854 vennero revocate nel 1860. Alle soglie pella 1° Guerra Mondiale furono dispensati dal servizio i Parroci cattolici con cura d'anime (destinati però a fungere da Cappellani Militari se mobilitati) purchè possedessero preparazione sanitaria adeguata a fungere da Aiutanti di Sanità (come fece Papa Giovanni XXIII)
Il Trattato Lateranense del 27 maggio 1929 avrebbe esteso l'esenzione dal servizio militare a dignitari e funzionari della Chiesa.
La riforma, diretta tra il 1871 e il 1876 dai Ministri Gen. Ricotti e Gen. Mezzacapo, tentò di adattare il modello prussiano (simile a quello Svizzero di Nazione Armata e basato sulla massima diffusione della preparazione militare tra la popolazione, con ferme brevi e gran numero di riserve) alla realtà italiana e ad una cronica insufficienza di fondi.
La ferma fu ridotta a tre anni in modo articolato per tre categorie di idoneità, ma il Ministro aveva facoltà di disporre il congedamento anticipato delle classi per esigenze di bilancio.
Per contribuire a combattere l'analfabetismo, nel 1871 furono istituite le Scuole Reggimentali che sarebbero rimaste in funzione con qualche intervallo fino al 1991.
La legge sull'ordinamento del 1873 istituì gli Ufficiali di Complemento che anni dopo avrebbero partecipato in ben 101.000 unità alla 1° Guerra Mondiale.
Ferveva intanto il dibattito sull'opportunità del reclutamento territoriale (di cittadini provenienti dalla stessa regione, possibilmente limitrofa alla sede di guarnigione), che secondo alcuni avrebbe rallentato il processo ancora incompiuto di "fare gli Italiani", avrebbe richiesto un laborioso rimpasto del sistema di Distretti e avrebbe potuto creare problemi negli interventi di Ordine Pubblico.
Il reclutamento locale non fu quindi adottato , anche se aveva dato buona prova per gli ALPINI per loro si procedette perciò all'aumento del numero delle 15 Compagnie distrettuali istituite nel settembre 1872;
all'ingresso in Guerra, nel 1915, vi erano
79 Compagnie riunite in 8 Reggimenti Alpini nell'Esercito Permanente,
38 Compagnie nella Milizia Mobile.
62 Compagnie nella Milizia Territoriale.
Erano prassi abituale i "richiami" per addestramento, mobilitazione e ordine pubblico (disordini del 1893; 1898; 1902) con sussidi alle famiglie bisognose dei richiamati, ed era prevista l'istruzione pre e post militare, attraverso la "ginnastica militare" e il Tiro a Segno Nazionale (istituito con Regio Decreto il 1° aprile 1861 e che fu poi presieduto anche da Giuseppe Garibaldi).
Negli anni vicini al 1900, si ebbe una corsa al riarmo delle potenze europee e anche l'Italia, pur dedicando minori risorse alle spese militari (6,5 Lire pro capite, contro le 16/17 Lire di Germania, Francia e Inghilterra) aumentò la forza alle armi.
La renitenza alla leva oscillò intorno al 3/6% seguendo l'andamento dell'emigrazione e aumentando all'inizio del nuovo secolo fino a superare il 10%; una numerosa parte dei renitenti era costituita da emigrati, che spesso servivano negli eserciti alleati (300.000 nell'Esercito degli Stati Uniti) e 300.000 emigrati rientrarono in Patria per compiere il "servizio militare" tra il 1915 e il 1918.
All'entrata in guerra contro l'Austria, l'Esercito operante schierava circa 800.000 uomini.
Ben presto raggiunse il milione, e superò il milione e mezzo di uomini nel 1916, i duemilioniduecentomila nel 1917 e nel 1918.
In totale, servirono nell'Esercito durante l'intera guerra 27 Classi di Leva con oltre cinque milioni di uomini, 840.000 dei quali ebbero solo compiti territoriali. Per compensare le fortissime perdite, il "limite di statura" per l'idoneità al servizio militare fu abbassato da m.1,56 a 1,54 prima della guerra e poi a m.1,50 nel 1917.
La 1° Guerra Mondiale fu in sostanza il primo evento storico a cui prese parte tutta la Nazione, ma le perdite furono immense: 680.000 morti e un milione di feriti, 590.000 prigionieri di cui oltre 70.000 morti o dispersi.
Gli atti di valore furono innumerevoli, testimoniati da 366 Medaglie d'oro, 38.355 d'argento, 39.399 di bronzo, e 28.366 croci di guerra, concesse a Truppa, Sottufficiali e Ufficiali, che pagarono in combattimento un tributo di vite percentualmente ancora più alto di quello dei loro soldati (tra gli Ufficiali di Complemento vi furono 12.000 morti).



Il Primo Dopoguerra e la II° Guerra Mondiale

Terminato il conflitto, iniziò un "congedamento graduale", per il perdurare dell'instabilità internazionale e per la necessità di di non turbare l'assetto socioeconomico interno con cambiamenti troppo bruschi.
Per il nuovo Esercito, venne adottata una struttura "a larga intelaiatura", con ferma a 12 mesi.
Le eccessive dimensioni assunte per consentire la rapida mobilitazione penalizzarono l'ammodernamento.
Nell'Ottobre 1919 i Carabinieri salirono a 60.000 e li si incaricò dell'Ordine Pubblico (con i Battaglioni Mobili), istituendo nel contempo i "Carabinieri ausiliari" di Leva.
L'ordinamento "provvisorio" Bonomi del 1920 ridusse l'Esercito a
24 Divisioni, estese la coscrizione a tutto il contingente di una sola classe con ferma di 8 mesi e abolì le categorie, ma incontrò difficoltà di applicazione alle classi ancora alle armi.
Per compensare la frequente rotazione dei militari di Leva, si dovette aumentare il numero dei soldati a lunga ferma e dei SottUfficiali.
I Militari professionisti rimanevano contrari, ritenendo la durata della ferma insufficiente per un'adeguata "educazione militare" morale, intellettuale e fisica.
L'ordinamento Diaz del 1923, prolungò la ferma a 18 mesi (15 per chi avesse ricevuto l'istruzione "premilitare"), aumentò la selettività della chiamata, applicò ferme ridotte per ragioni sociali/famigliari ed estese i diritti di rinvio per studio.
L'ordinamento Mussolini del 1925, ispirato dai Generali Badoglio e Cavallero, diminuì le unità di mobilitazione e aumentò le esenzioni; divenne "obbligatoria" la partecipazione ai corsi Allievi Ufficiali di Complemento (AUC) per tutti coloro in possesso di Diploma o Laurea e idoneità fisica.
L'insufficienza dei bilanci costrinse ad intaccare le scorte di mobilitazione, a ridurre l'addestramento e a non ammodernare adeguatamente l'armamento e gli equipaggiamenti.
Una forma particolare di Leva fu costituita con obblighi di "servizio civile e servizio del lavoro" per concorrere alla difesa morale e materiale della Nazione: con le Leggi emesse dal 1925 al 1942, furono mobilitati in totale 5.200.000 civili impiegati in settori di interesse per la Difesa, dei quali 1.200.000 donne.
L'arruolamento forzato proseguì anche nella Repubblica Sociale (RSI), a favore dello sforzo bellico tedesco.
I "cittadini Italiani residenti all'estero" erano tenuti, fino al 32° anno d'età, a prestare Servizio Militare, con varie evvezioni, se non volevano essere considerati "Renitenti" o "Disertori".
Non erano soggetti alla Leva i cittadini Italiani delle isole dell'Egeo, nè i sudditi di Somalia, Eritrea e Libia, che potevano acquisire piena cittadinanza Italiana prestando servizio in un Corpo Militare.
Nel 1940 fu disposta la fusione tra l'Esercito albanese e quello Italiano.
Con la
Legge N.653 del 10 giugno 1940 si instaurò il principio del "diritto alla conservazione del posto di lavoro" per i militari richiamati alle armi.
Nel corso della II° Guerra Mondiale furono complessivamente mobilitati quasi 5milioni di uomini nell'Esercito e nella Milizia, con un picco di forza alle armi di 3,7milioni di uomini nel 1943.
Dal
1940 al 1943 si stima vi siano stati oltre 200.000 morti (dei quali 90.000 sul fronte Russo), 120000 feriti e 600000 prigionieri.
Le chiamate alla "Leva nella Repubblica Sociale RSI" incontrarono grosse difficoltà malgrado l'inasprimento delle sanzioni per gli inadempienti, anche per il rischio di essere inglobati in unità tedesche ed inviati in Germania; buona parte dei renitenti e dei disertori andarono ad alimentere le Forze Partigiane.
Si stima che siano stati complessivamente incorporati circa 275000 coscritti.
Nell'Italia del Sud, dopo gli sbarchi degli Alleati, si costituirono il 1° Raggruppamento motorizzato, il Corpo Italiano di Liberazione CIL, i Gruppi di Combattimento, che parteciparono con onore alle operazioni alleate risalendo la penisola: il 25 Aprile 1945 l'Esercito Italiano era costituito da 321000 uomini, dei quali 58750 combattenti, più 200000 ausiliari.
Nella Campagna di Liberazione, l'Esercito Italiano ebbe 7757 morti, 15000 feriti e 5333 dispersi. I circa 500000 prigionieri di guerra ancora in mano Alleata completarono gradualmente il rientro in Patria entro il febbraio 1947; il rientro dalla Russia richiese per alcuni superstiti oltre dieci anni.










4° CAPITOLO in COSTRUZIONE









5° CAPITOLO in COSTRUZIONE


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