VOCI DALLA NAJA
  
*RICORDI DI NAJA - MORTE DI UN MULO*
Art. Tiziano - 18^ BTR - 1975 

Malva, Ogiva, Narita, Nocchiero Insilato Luigi… Con che criterio venisse assegnato il nome ad un mulo non l’ho mai saputo però, se ben ricordo, mi era stato detto che le loro iniziali corrispondevano all’anno di nascita.

Un bel esemplare di mulo bianco l’Inglesino, se non fosse stato per le lunghe orecchie e per la testa un po’ tozza avremmo potuto scambiarlo per un cavallo. Docile, meno lunatico di altri, sempre irrequieto e voglioso di farsi notare.

Procedeva a singhiozzo la marcia quel giorno a causa della presenza di neve nelle doline rivolte a nord. Con il carico delle ruote dell’obice (120 kg più il basto) il mulo non c’era verso di farlo stare in fila, nonostante lo smoccolare del conducente.

 Una piccola impennata, tanto da sfilare dalla mano del conducente il “filetto” e poi via tra le conche ancora innevate sopra casera Ramaz, sui monti carnici di Paularo.  Mezz’ora di libera uscita che portò non poco scompiglio in “batteria” anche perché altri muli si unirono in quella giostra equina  d’alta quota.  L’ Inglesino e compagni non fecero molta strada. Smorzarono le loro velleità in una dolina con oltre 1 metro di neve. Toccò a noi “serventi” andarli a liberare, prima dal carico, e poi dalla neve.

Eravamo al “campo mobile estivo”: 10 giorni da Pontebba a Forni Avoltri.

Ci accampammo per la notte nella zona di casera Pramosio, al cospetto della Creta di Timau, sopra l’omonimo abitato.

Avevamo da poco scaricato i muli e rimontato il “pezzo”, i conducenti stavano sistemando gli animali al “filare” portando a ciascuno la “Musetta” con l’avena, quando, improvvisamente, atterrò un elicottero militare. Era l’allora comandante del IV Corpo D’armata alpino-Generale Pietro Zavattaro Ardizzi che veniva a farci visita.

Inquadrati in un’adunata improvvisata su un terreno in forte pendenza e alquanto sconnesso, il Generale, dopo un breve saluto, e prima di congedarsi da noi, chiese ad un “artigliere” quale fosse il nome di un albero poco lontano. Questi rispose, anche se un po’ emozionato, con termini alquanto generici; allora il Comandante precisò che un bravo alpino dovrebbe saper distinguere un Abete da un Larice.

Poco dopo l’elicottero prese giri creando tutt’attorno un vortice d’aria che portò scompiglio al filare dei muli intenti a mangiare l’avena nelle loro musette.

Era la prima volta che incontravo il Generale e mi colpì subito la grande umanità nel suo discorso e il suo carisma da vecchio alpino e militare vissuto.

Il giorno seguente ci aspettava lo scavalcamento di forcella Munumenz alle pendici sud del monte Coglians, la cima più alta della alpi Carniche. Il giorno dopo ricordo di aver fatto la salita alla Cima in compagnia dell’allora Capitano Don Agostino Balliana, cappellano militare del 3° art. Mont.

A conclusione del campo estivo era stato programmato un “ippotraino” , cioè l’obice 105-14 intero trainato da uno o due muli. Non ricordo bene questo particolare.

Da Forni Avoltri a Collina un decina di chilometri però tutti in salita intorno al 10%, uno sforzo non da poco. Ci sarebbe voluto un mulo possente, possibilmente con un baricentro basso e una grande forza. E per la “18°” fu scelta la Narita mula di testa del 1° pezzo .

Tutto si svolse nel migliore dei modi e, se ben ricordo, fu in notturna e terminata la marcia ci coricammo verso l’una molto stanchi.

Fummo svegliati al mattino prima della sveglia dal rumore di alcuni elicotteri  e ancora di “campagnole” ed un crescendo di Attenti!, Comodi!, Riposo!. Qualcosa di importante era accaduto.

All’adunata ci comunicarono che era deceduto un mulo. Si, proprio la Narita , lo sforzo della sera precedente gli era stato fatale e, probabilmente, aveva avuto un arresto cardiaco.

In tutto il servizio militare non mi capitò mai di assistere ad una concentrazione simile di ufficiali superiori e generali come in quella circostanza.




ART. TIZIANO 18^ BTR 1975

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 Immagine storica dei filari con i muli presso la Caserma "Cantore e  il Comandante del IV Corpo D’armata Gen. Pietro Zavattaro Ardizzi