VOCI DALLA NAJA
  
*RICORDO DEL GEN. BENITO GAVAZZA*
dello S.Ten. Mauro Depetroni 18^ e 34^ BTR 1979/1980

ESTOTE PARATI !
(Come nel 1979 conobbi il Generale Benito Gavazza) 

Nell’estate del 1979  mentre i miei amici si trastullavano a Barcola, io mi trovavo impegnato fare molto velocemente conoscenza con il Generale Benito Gavazza. In quella stagione così impetuosa della mia giovinezza mai avrei potuto immaginare che l’ombra del Generale mi avrebbe accompagnato per dieci mesi, quelli che trascorsi da Sottotenente nel Gruppo Udine della Brigata Alpina Julia.
Era sempre ovunque, girava insistentemente ogni giorno Battaglioni e Gruppi, era molto duro e pretendeva sempre il massimo da se stesso e dai suoi subordinati. Non gli sfuggiva nulla ed era sempre alla ricerca della perfezione ed ogni volta riusciva trovare qualcosa che non andava.
Era solito utilizzare l’elicottero per i suoi spostamenti e quando sentivamo le pale dell’AB 205 sbattere sopra Tolmezzo subito in caserma si alzavano urla e ordini, tutti dovevano avere qualcosa da fare come se non ci mancassero impegni. Il marconista doveva mettersi in contatto via radio ed accertarsi della volontà o meno all’atterraggio. Tutti gli Ufficiali, dal Comandate a noi Sottotenenti tiravamo un sospiro di sollievo quando vedevamo la sagoma dell’elicottero dirigersi da qualche altra parte, ma quando iniziava la manovra di atterraggio era il panico.
Le volte che atterrava nel piazzale dinnanzi le sale obici, l’Ufficiale di Picchetto doveva correre incontro al velivolo, poi attendere che il Generale mettesse piede a terra per presentargli la forza presente. Ti fissava negli occhi tagliandoti in due con lo sguardo e mentre leggevi la tabella già pensavi a quale dettaglio fuori posto avrebbe notato. Se andava bene, sotto torchio passava il prossimo sventurato, il Capitano d’Ispezione e poi avanti  tutta la gerarchia fino al Comandante.
Il suo tormentone erano i capelli lunghi, ma chi aveva i capelli lunghi alla Caserma Cantore ! Un giorno riuscì perfino ad individuare un camion del Gruppo nel quale il capomacchina prestava il suo servizio senza il berretto norvegese indossato. Ad ora di pranzo c’era sul tavolo del Comandate di Batteria l’ora e la località di transito del mezzo, la targa e soprattutto il rapporto del terribile reato per il quale il povero Caporale si vide sbattere in tabella: ma come faceva a vedere tutto ed essere ovunque ?
Ricordo la partenza per il campo invernale. Il Gruppo era in fase di approntamento quando la solita scena dell’elicottero mise in ansia più o meno tutti. Chiamato il Comandante volle tutto il Gruppo schierato nel piazzale della Caserma in assetto di marcia con tutto quello che serviva per il campo. Lo zaino, all’epoca di canapa con un bastino di metallo per la schiena doveva contenere un numero smisurato di oggetti di corredo, quelli previsti dal regolamento che tutti in quei giorni avevamo praticamente imparato a memoria. In piedi dinnanzi a tutti noi che ascoltavamo sull’attenti volle farci un discorso di preparazione alla missione, con l’intento inoltre informarsi se tutti avevano fatto il ciclo previsto di marce di preparazione per esserne idonei: quelli che non se la sentono possono rimanere in caserma ! Nessuno si ritirò. Poi un colpo di scena quelli che  chiamavamo scherzosamente le “gavazzate”.  Passando in rassegna le Batterie inizia a far uscire dai ranghi a caso alcuni Artiglieri. “Stendere il telo tenda, vuotare lo zaino e presentare tutto il corredo come da regolamento !”. Ho visto sudare freddo mentre sui teli mimetici venivano posti tutti gli oggetti come in un mercatino: Ramponi, scatoletta con la saponetta, asciugamano, racchette da neve, ricambi di ogni genere e tipo, coperta, materassino, sacco a pelo ecc. Volle controllare ad uno ad uno i malcapitati che fortunatamente erano stati diligenti ed accorti e soprattutto erano stati più volte imbeccati dai Sottotenenti a portarsi tutto. Poi dopo aver valutato attentamente tutto quello che era possibile prevedere per un campo invernale  e soprattutto non avendo trovato nulla fuori posto o di sbagliato  diede la “benedizione” ed il Gruppo Udine pote’ partire pei il lungo campo invernale marciante con muli al seguito.
E giunse così il 22 aprile del 1980, il giorno dopo a mezzogiorno io assieme agli altri Sottotenenti del 94° Corso, i gemelli Ermes e Dario Petris di Sauris e Antonio Dassiè di Treviso, ci saremmo congedati. Era consuetudine al Gruppo Udine che gli Ufficiali al termine della prima nomina dovevano fare un ultimo turno di servizi ed a me toccò fare l’Ufficiale di Picchetto, così mi accinsi nell’incarico per la venticinquesima volta con in affiancamento un giovane del 97° Corso giunto da meno di una settimana. Tutto filò liscio fino all’alba quando cominciarono gli imprevisti. Giunge un fonogramma che preannuncia in mattinata una “valutazione” per il Gruppo. Non si può immaginare il trambusto che si è creato. In poche ore tutto il reparto doveva trovarsi pronto a partire ed un manipolo di valutatori , alti ufficiali venuti da chissà dove doveva presenziare alle fasi di approntamento e verificare in quanto tempo le Batterie potevano uscire in assetto di guerra con mezzi ed obici al seguito. Ed il nostro congedo? Ci chiama il Comandate e ci chiede un sacrificio, voi ufficiali anziani dovete rimanere e predisporre la partenza poi il congedo magari il giorno successivo. Non era un ordine e naturalmente senza batter ciglio ci prestammo all’emergenza. Naturalmente è da immaginarsi che proprio l’ultimo giorno di servizio militare forse nessuno di noi non era proprio in ordine, la mimetica era sbiadita, gli scarponi all’ultimo stadio e poi i capelli già cominciavano a spuntare da sotto la norvegese, un peccato veniale ma che di lì a poco sarebbe potuto divenire il peggior  peccato mortale. Verso le 11,00 a.m. come se non bastasse il trambusto ed il manipolo di Colonnelli valutatori, da lontano l’inconfondibile batter delle pale di un elicottero. Panico, era Gavazza ! Io l’Ufficiale di Picchetto con i capelli non in ordine. Provo di tutto, a pettinarmi con l’acqua ma niente da fare. Cerco il Sottotenente montante a mezzogiorno per chiedere di anticipare le consegne ma non lo trovo. L’elicottero inizia il protocollo di atterraggio, tutti corrono per essere presenti al loro posto, io sudo freddo, mi vedo agli arresti nell’ultima ora di servizio militare poi … un illuminazione mi si presenta quando mi accorgo del giovane Ufficiale del 97° Corso che era in affiancamento. Lo guardo, era praticamente perfetto, mimetica nuova, scarponi lucidi e nuovi e soprattutto sbarbato poi dettaglio importantissimo con i capelli cortissimi perché ne aveva pochi già di suo. In pochi secondi prendo una decisione fuori da ogni schema e regolamento, lo chiamo e lo nomino Ufficiale di Picchetto all’istante. Non ebbe nemmeno il tempo di capire o di replicare che si trovò la mia fascia azzurra il cinturone e la tabella delle presenze in mano. “Corri davanti all’elicottero e quando il Generale scende gli leggi quello che c’è scritto !”   E così fece, in fin dei conti cinque mesi di corso alla SAUSA di Foligno lo avevano già temprato. Nessuno si accorse di nulla tranne il Comandante di Gruppo , il Tenente Colonnello Mariano Leghissa, che intuito qualcosa soffocò a denti stretti un migliaio di accidenti nei miei riguardi.
Il Generale Gavazza se ne partì con il suo AB 205, il Gruppo uscì al completo dalla caserma per schierarsi non ricordo dove ed io chiusi il grosso portone della carraia con al mio fianco il giovane che ebbe così il suo battesimo da noi. Poi giunse il 24 aprile ed a mezzogiorno dopo un breve ma significativo rinfresco ci congedarono dopo 15 mesi ed un giorno di servizio.
Negli anni successivi ebbi molte occasioni di incontrare il Generale Gavazza ed ogni volta che mi accingevo a salutarlo mi tornava in mente la scena del trucco per non essere punito da lui. Avrei voluto raccontargliela ma non si è mai creata una circostanza conviviale per farlo pertanto mi è rimasto sempre questo segreto ed ora che anche lui ha raggiunto il Paradiso di Cantore finalmente ne verrà a conoscenza e probabilmente lo farà sorridere. Gli voglio chiedere scusa confermando che quello che ci ha voluto sempre insegnare, magari con il suo modo di porsi autoritario da Generale Comandante della Julia  qual’era, è sempre vivo nella mia quotidianità, però nel 1979 avevo 21 anni e difficilmente allora potevo comprendere.

Bisogna essere sempre pronti ad ogni imprevisto magari con in tasca una soluzione di quelle che ti vengono solo all’ultimo momento.

S.Ten. ( 94°A.U.C.) Mauro Depetroni di Trieste
Gr. A.Mon. Udine Btr. 18 e 34 (Giugno 1979 - Aprile 1980)
rif. e.mail: 
depemauro@libero.it

  
 "Autunno 1979" lo S.Ten. Mauro Depetroni Ufficiale di Picchetto assieme al Sottufficiale d'ispezione ed il Capoposto. Caserma "Cantore"
Il Generale Benito Gavazza

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