VOCI DALLA NAJA
Dedicato agli artiglieri da montagna ed ai muli
Art. Angelo 34^ BTR 1969
Dedicato agli artiglieri da montagna e ai muli
Nel 1969 (quarant’anni fa!) per la prima volta l’uomo mise piede sula luna; è stata una conquista per tutta l’umanità, un grande evento.
Lo stesso giorno, per la prima volta, una Batteria di Artiglieria da Montagna someggiata ha scavalcato la forcella URTICELLO (Urtisiel) a sud delle Cridole (è la via più breve che dal rifugio GIAF di Forni di Sopra conduce al noto rifugio Pordenone a Cimolais).
La Batteria in questione è la 34^ del Gruppo Udine - 3° Reg. - Art. da Montagna Julia alla quale sono stato assegnato per tutta la naja, dopo il CAR a L’Aquila, con incarico di Capo Pezzo.


I PROTAGONISTI DELL’IMPRESA
1. Il Generale Zavattaro Ardizi (Comandante delle truppe Carnia - Cadore).
2. Il Maggiore TOLDO, Comandante del Gruppo Udine.
3. Il Tenente TOMAT, Comandante della 34^ BTR (mortai da 120 pesante).
4. L’artigliere (sottoscritto) Angelo Reffo, Capo Pezzo del I° Pezzo.
5. I serventi, ancora amici, Mauro, Cudini, Cavezzan, Gregoratti e altri.
6. I conducenti Topatic, Ferro, Ruzzenenti, Faustini, Chies Angelo e Chies Renzo e altri.
7. I fedeli muli: Emulo (bocca da fuoco), Zattera (fustino), Caraca (piastra), Branda e altri caricati con casse di bombe da mortaio e tutto l’occorrente perché il pezzo sia pronto a fare fuoco.
N.B.: altri due quadrupedi erano caricati con razioni Kappa (per gli uomini); fieno e avena (per le bestie).
Acqua: nessun problema vista l’abbondanza in quella zona.

I FATTI
Una mattina del mese di maggio del 1969 il Ten. TOMAT (Com.te di batteria), il Ten. veterinario (fresco di laurea) e il sottoscritto siamo convocati in Maggiorità per andare in ricognizione.
Saliamo su una jeep che si dirige verso Nord. Dopo Forni di Sopra svoltiamo a sinistra e il mezzo s’inerpica lungo uno sterrato fino a raggiungere il rifugio GIAF. Il gestore vedendoci arrivare ci saluta e, come primi clienti della stagione, ci offre una grappa con le punte di mugo.
Il Maggiore Toldo lo informa che nel mese di luglio saremo lì per provare a passare per forcella URTISIEL; il gestore ascolta il Maggiore, scuote la testa, ma non dice niente.
Infatti, appena sopra di noi, c’è ancora molta neve e non si può salire per andare in ricognizione, ma l’Ufficiale superiore ci indica, da sotto, dove si dovrebbe passare. Ai primi di giugno con uomini e muli partiamo per il campo estivo come da programma prestabilito:
-campo fisso per la scuola di tiro sul monte Bivera,
-a seguire, campo mobile
(per un totale di 63 gg. trascorsi all’aperto fuori dalla caserma Cantore di Tolmezzo).
Il 29 giugno (San Pietro) giorno di riposo del campo fisso, alla chetichella, riusciamo finalmente ad andare in ricognizione e scavalcare la forcella. Scendiamo al rifugio Pordenone dove, seduti davanti ad un piatto di pastasciutta, il Maggiore Toldo chiede al Ten. veterinario (gamel): “è sicuro che i muli riescano a passare?”; il Tenente non risponde ma il Maggiore continua così: “se i muli passano anche gli artiglieri da montagna passeranno”.
Con questa missiva e cruccio si ritorna a Sauris di Sopra.
Terminato il campo fisso ci mettiamo in marcia e dopo una settimana di cammino arriviamo con tutta la batteria al rifugio GIAF.
In un paio di giorni, assieme agli alpini del Batt. Tolmezzo, riusciamo a sistemare i punti più difficili per poter far passare i muli caricati.
Il giorno dello scavalcamento sveglia alle 03,00; sbaraccamento del campo, caffè corretto, doppia razione di avena ai muli (più la musetta piena), due cioccolate a testa e, in silenzio, si parte.
Alle 14,00 arriviamo sopra la forcella; ad attenderci il Gen. Zavattaro che era salito dal rifugio Pordenone.
Un sorso di cognac a testa e giù anche noi fino al rifugio stesso.
Dopo aver scaricato i muli, dato loro da mangiare e allineati nel filare, incominciamo a montare le tende per la notte, ma ci accorgiamo che ci sono parecchie vipere.

Sbaracchiamo il tutto e con un’ulteriore scarpinata arriviamo a Claut che è buio (anche se è luglio), ma in compenso si può dormire al coperto.
L’indomani, mentre godiamo del meritato riposo, incominciano ad arrivare complimenti e damigiane di vino un po’ da tutti, anche dal gestore del rifugio GIAF.
Il campo mobile continua: da Claut si arriva a Barcis, si attraversa il ponte di legno, si sale il Pian delle More e si arriva in Piancavallo.
Lì, il pomeriggio, sono sotto la tenda e vengo chiamato a rapporto dal Gen. Zavattaro. Raggiunto il posto di comando lo saluto; mi guarda e mi da’ le foto scattate giorni prima dal cappellano militare (sono quelle sul giornale). Mi racconta poi la storia di quella forcella URTICELLO, finalmente violata, non solo dagli alpini, ma anche da una batteria di artiglieria da montagna.
Quando il Generale mi congeda lo ringrazio, lo saluto e me ne vado fissando le fotografie. Dopo pochi passi mi fermo; ritorno indietro, mi riavvicino al Generale (che era circondato da ufficiali di ogni grado) e facendogli osservare bene le foto commentai: “se invece del berretto da stupido avessimo avuto il cappello alpino !!!”. Il superiore mi risponde bonariamente: “non rimbeccare”.
Prese poi una bottiglia di grappa con la genziana e mi riempì un capiente bicchiere.

Dopo quarant’anni sono dello stesso parere e certamente dal paradiso del Cantore anche il Generale mi è solidale: “la stupida non ha nessuna parentela con il cappello alpino”.
Luglio 1969-luglio 2009
RINGRAZIO DIO: ERAVAMO E SIAMO IN TEMPO DI PACE.
                                                                                                                              Art. Angelo 34^ BTR 1969
Artigliere della 34^ BTR con il suo mulo
Il mulo EMULO
Il mulo ZATTERA
Il mulo CARACA