VOCI DALLA NAJA
  
*Nel ricordo dell'Art. Birnunzio*
di  Carlo  Artigliere della 18^ BTR. 9° sc. 1993
La foto sopra ritrae l'Art. Birnunzio con l'uniforme "di servizio e combattimento" in dotazione ai soldati durante la Missione Albatros in Mozambico (1993-1994).


" Sul cassone dell'ACL "
Era il giorno 22 gennaio 1994 e, per non stare in caserma, io e l'Art. Alpino Birnunzio ci offrimmo volontari per consegnare del materiale necessario all'Operazione Testuggine.
Caricato l'automezzo e ritirate le armi, partimmo. Eravamo quattro artiglieri; il conduttore, un art. del 7sc.93 della 18^ BTR; il capomacchina, uno S. Ten. da poco arrivato a Vacile; l'Art. Alp. Birnunzio, 18^ BTR ed io, l’Art. Alp. Carlo Schito,18^ BTR. Ricordo bene i nomi ed i volti di tutti, ma per non andare contro la volontà di qualcuno non citerò nomi: solo incarico e/o grado, a parte il mio e quello dell'Art. Alp. Birnunzio.
Era una bella giornata di gennaio, non troppo fredda. Il cielo turchese, scaldato dal sole, ci faceva stare allegri sul cassone del camion, in cabina non so. Arrivati nel settore di nostra competenza, consegnammo il materiale e ne caricammo dell’altro da portare in Caserma a Vacile. Salutammo gli amici e partimmo.
Durante il viaggio di ritorno, nel pomeriggio, successe il fattaccio... L'amico Birnunzio ed io viaggiavamo sul cassone e, dato il carico, eravamo seduti sulle panchette vicino alla sponda posteriore, uno a destra e l'altro a sinistra. Si chiacchierava e si rideva, eravamo sereni. Ad un certo punto, forse perchè allegri e spensierati, iniziammo perfino a cantare.
Inizialmente canti alpini e poi, non so per quale motivo, continuammo a cantare a squarciagola "cosaa resteeraa, di questi aanni ottantaaa!!". Intanto l'ACL viaggiava per la statale che da Udine porta a Vacile. A giudicare dal canto del motore stavamo viaggiando a manetta (un ACL a 90Km/h è praticamente al massimo, il motore fa un rumore assordante), ma noi (lo ripeto) eravamo sereni e cantavamo.
Tutto ad un tratto un impatto fortissimo e l'ACL sembrava impazzito, andava senza controllo. Noi, sul cassone, venimmo scagliati violentemente contro la cabina, le attrezzature ci arrivavano addosso e sbalzavano fuori, compresi i nostri fucili FAL. Ricordo che ci tenevamo aggrappati alle panchette per non volare fuori pure noi. Lassù, sul cassone, non ci rendevamo conto di cosa stava succedendo, il camion viaggiava solo con due ruote laterali. Fortunatamente il camion non si ribaltò e si fermò fumante. Quel giorno era con noi Santa Barbara.
Uno sguardo d’intesa tra noi due sul cassone (momenti unici) e poi, frastornati, saltammo giù. E solo allora capimmo cos’era successo. Subito dissi all'Art. Birnunzio di occuparsi del recupero dei nostri FAL seminati per strada, cosa molto importante. Poi mi misi a correre verso l'auto per prestare soccorso al conducente che, non so come, era finito nel bagagliaio. Era un anziano in condizioni molto gravi e chiamai l'elicottero del 118.  La statale fu chiusa (era ingombra di oggetti e pezzi vari) ed avvisammo il nostro Comando a Vacile.
Accorsero sul posto vigili del fuoco e carabinieri, ma sopratutto si precipitò il nostro stimato Comandante di Gruppo, il Ten. Col. Enzo Petruzziello. Salutammo il Nostro Comandante sugli attenti ed il Colonnello, come un padre, mi abbracciò e disse: «Artiglieri, figli miei, come state?» e ci fece una carezza sul viso. Anch'io lo abbracciai. Ed egli restò con noi a tranquillizzarci fino all'arrivo dell'ambulanza militare, con l'amico Asa di Vacile, un ragazzo di Livorno, che ci portò al Pronto Soccorso di Spilimbergo. A causa dello slogamento della spalla seguì una licenza di convalescenza di otto giorni, divisi fra l'infermeria in caserma e casa. Tutti ridevano perchè eravamo comici: io, ingessato a sinistra (sono mancino) e Birnunzio, a destra; poi, però, ci aiutavano. Al ritorno partimmo per il campo invernale.
L'Art. Alpino conduttore e il S. Ten. capomacchina vennero “impalati” vivi dal Colonnello, volarono giorni di R.,  patente militare ritirata (e forse anche stato di addebito dei danni del camion).
Non saprei dire chi aveva ragione e chi torto perchè dalla nostra posizione sul cassone non si vedeva nulla, ma i rilievi dei Carabinieri dicevano che l'ACL andava forte e questo per il Colonnello era più che sufficiente per “trucidare” il conduttore e capomacchina. Il Col.Petruzziello non ammetteva errori ai conduttori: a torto o ragione dava R., ma era comunque un bravo Comandante. Ricordo che, al cambio di comando, venne a salutarci personalmente.
E proseguimmo il nostro percorso di Naja Alpina.
Concludendo, ricordo ancora che l'Art. Birnunzio ed io, prima di salire sull'ambulanza, ci abbracciammo. Ci sentivamo rinati ed egli, con il suo simpatico accento genovese, disse: «... però... belin... che culo, che abbiamo avuto!». Eh sì, ci era andata proprio bene!
Una coincidenza: quasi alla fine della naja arrivò al Gruppo Udine, con il suo scaglione, il nipote del conducente ferito nell'incidente. Mi disse che il nonno stava bene e si era ripreso. Anche a lui fortunatamente era andata bene.

Art. Carlo Schito 9°sc.1993
L'ultimo servizio armato nel Deposito Munizioni di Usago, il 12 agosto 1994, il caro amico, fratello e compagno di un anno di naja, l’Art. Alpino GianMatteo Birnunzio (Gimmy) di Genova, perdeva la sua giovane vita, in un incidente in servizio a causa dei proiettili cal.7,62nato partiti dal suo F.A.L.-TA-BM59. E' stato un giorno tremendo, non si poteva concludere la naja in modo peggiore. Affinchè resti sempre vivo per coloro che lo hanno conosciuto e non, lo ricordo con alcuni annedoti significativi vissuti insieme.