VOCI DALLA NAJA
  
*QUANDO ARRIVAI ALLA "CANTORE"*
di  Ruggero  Sten. della 17^ BTR. nel 1984
Quando arrivai alla Cantore “dove si muore a tutte le ore” era il 02 gennaio del 1984 alle 8.00 di mattina. Abituato alle nebbie invernali della pianura padana e dopo 5 mesi di corso a Bracciano, mi ritrovai in una Tolmezzo “addormentata”, ma soprattutto con una lastra di ghiaccio mai vista. Non so quanti gradi sotto zero ci fossero, ma sicuramente duravano da settimane. I primi giorni, tutto tranquillo, ci siamo cercati l’alloggio, abbiamo fatto le presentazioni con tutti, ci hanno amabilmente fatto conoscere tutta la caserma, fatto il giuramento di fronte al ten colonnello … una pacchia.
Un bel giorno ci ritroviamo all’una in mensa Ufficiali, dove si andava a mangiare (noi ultimi arrivati) dopo aver controllato la mensa della truppa e da buona tradizione della Julia, mangiavamo lo stesso cibo, solo un’ora dopo. Comunque, abituati al “ritmo” di Bracciano (Bracciahusen sul lager) ci sembrava una pacchia.
Quel giorno tutti i Sottotenenti più anziani si alzarono ad uno ad uno con varie scuse, tutte plausibili, lasciando noi quattro pivelli di fronte al tavolo delle maggiorità.
I nostri comandanti di batteria Cap. Orano, D’Osualdo, il Ten. Mancini ci parlarono molto amichevolmente chiedendoci come ci trovavamo, cosa facevamo prima di partire militari, le nostre ambizioni ecc., ecc., invitandoci a sedere al loro tavolo a ferro di cavallo, staccato dal nostro. Eravamo al settimo cielo, chi diceva che alla Cantore si moriva a tutte le ore si era sbagliato di sicuro o lo aveva detto solo per intimorirci … alla conversazione amichevole si unirono anche il Ten. Col. Corrado ed il Maggiore Comacchio, quale onore per noi. Eravamo allibiti da tutta questa cordialità inaspettata dopo mesi di corso duro, dove bisognava essere “reattivi”e non si parlava, ma urlava, dove non ci si poteva sedere per riposarci un  attimo … I nostri Sten. anziani erano andati a fare i servizi al posto nostro, inimmaginabile solo due settimane prima.
Ad un certo punto una voce ci svegliò bruscamente da questo sogno riportandoci coi piedi in terra, anzi sottoterra. Era il Ten. Col. Corrado che rivolgendosi al Maggiore Comacchio disse nel suo tipico dialetto meridionale: ” eh, Maggiore, ma con quale ardire questi giovani si sono seduti al nostro tavolo?”  Non sarà il caso di dar loro una punizione!”. Mi ricordo ancora oggi che un brivido mi percorse la schiena richiamandomi subito a Bracciano, alle notti insonni, alle licenze saltate ai servizi, alle guardie … ecc. ecc.
Il Maggiore Comacchio col beneplacito dei nostri comandanti di batteria, rispose molto bonariamente: ”Ha ragione Colonnello, questa è insubordinazione, penso che una giusta punizione per loro sia una buona bevuta gratuita per tutti”. Il giorno dopo presso il bar del circolo Ufficiali-Sottufficiali facevano bella mostra di se quattro damigiane con i quattro relativi cartelli “damigiana gentilmente offerta dallo Sten. Cuttini, Manara, Sissa e Zamborlini”.
Eravamo arrivati alla Cantore.