VOCI DALLA NAJA
  
Raccontare la vita di un reparto di art. da mont. non è facile, riportando tutte le emozioni tipiche  di un periodo vissuto da un ragazzo di 20 anni, ancor più per chi quell’esperienza l’ha vissuta in epoca così lontana e in maniera estremamente diversa dagli anni attuali, caratterizzati da un impiego e un addestramento molto differenti.
La vita dell’artigliere era fatta da lunghe ore d’esercizi in bianco passate al “
pezzo” , mentre ora il differente impiego applicato alle moderne missioni all’estero necessita del tipico addestramento di fanteria (pattugliamenti e formazioni di cheek-point), i periodi passati tra le nostre montagne in mezzo alla nostra gente  che ci dimostrava il suo affetto, li sentiamo ancora con una certa nostalgia.
La nostalgia per i campi d’addestramento nelle aree di montagna , periodi di sveglie nel cuore della notte, di lunghe marce con qualunque tempo con la nascita di legami destinati a durare anche dopo il congedo, con la creazione di amicizie indissolubili, erano periodi d’addestramento quasi senza interruzione, difficile ottenere licenze, si cominciava ad uscire all’inizio di aprile e si rientrava definitivamente alla fine di ottobre, oltre al campo invernale con temperature sotto lo zero.
Non possiamo dimenticare coloro che ci hanno fatto compagnia per lunghi  anni: i
muli, bestie strane alle quali molti nel passato debbono la salvezza, bestie che hanno caratterizzato da sempre la vita nelle nostre caserme, sacrificati sull’altare della modernità dei tempi che seguono il dio “tecnologia” necessaria ad un impiego consono alla necessità di un mondo in continua evoluzione.
Permane immutata la fedeltà ai valori che da sempre ne fanno un corpo affidabile e fedele, valori tipici della gente di montagna e ai quali molti altri, pur provenendo da altre aree del nostro Paese, si sono riconosciuti, che sentiremo sempre come nostri e che niente e nessuno potrà mai cancellare.
Il nostro ricordo va a tutti coloro che che hanno vissuto con noi la stessa esperienza in divisa, ore vissute tra alterne fortune, momenti anche comici …ricordo un art. della 14 btr (la batteria del Gruppo Art. Mont. "Conegliano", che all'epoca aveva sede a Gemona) con una serie interminabile di giorni in
CPR* non per cattiveria ma perché ognuno di noi è fatto a modo proprio, vedasi il giorno che fece entrare un mulo allo spaccio della cas. “Goi “di Gemona, ormai era diventato una leggenda!!!!
Chi ha svolto il servizio militare può certamente dire di avere conosciuto “frà de naja” provenienti dalle più svariate categorie sociali, con personalità dalle 1000 sfumature, con i quali all’inizio era un problema conviverci ma nel corso del tempo si trasformavano fino a diventare delle amicizie destinate a durare nel tempo
Nonostante l’arco di tempo passato rivedo ancora nella mia memoria i singoli ambienti della vecchia caserma “
Cantore”, luogo ove sono transitate intere generazioni di ragazzi veneti e friulani fin dalla nascita del corpo, sebbene costruita oltre un secolo fa e dopo avere sopportato ben 2 terremoti continua a resistere al logorio dei tempi, dimostrando tutta la forza tipica del reparto che vi alloggia  (il 3° art. da mont.) e base per lunghi anni del gr. Art. da mont. “Udine” ove giunsi nel lontano maggio 1975 in una tipica giornata di pioggia friulana.
Non è stato un periodo facile, 18 mesi passati in quel reparto ti lasciano un marchio indelebile, sul momento senti quel periodo come un peso immenso ma arrivato alla età over 40 o 50 lo consideri con un occhio ben diverso e ne senti la nostalgia, non perché si vorrebbe rivestire la divisa ma semplicemente perché ci ricorda la nostra gioventù e le amicizie che si sono create in quel periodo.
Impossibile da dimenticare la tragedia del 6/5/1976,  un’area vastissima colpita de un fortissimo terremoto, danni incalcolabili perdite di vite umane che mai torneranno, in mezzo a quella immane tragedia il crollo della caserma “
Goi Pantanali” di Gemona,: 32 morti e 80 feriti molti dei quali gravi….un vero massacro eppure solo un’ora più tardi il bilancio potrebbe essere stato molto più pesante, nonostante tutta la distruzione il reparto ha dato una meravigliosa prova di forza umana, già alla mattina le cucine campali erano in funzione per la popolazione, senza dimenticare tutto ciò che è stato fatto nel periodo seguente nei soccorsi alla popolazione nei vari campi di raccolta.
Da quella terribile prova il Friuli è riuscito a rinascere, la ricostruzione ultimata in circa 10 anni di duro lavoro, ha provato che se esiste la volontà anche una simile tragedia può essere sconfitta e ridare vita alla rinascita della vita.
Nonostante tutte le dure prove che ho passato rifarei in tutto quell’esperienza di vita, è stata sicuramente un’esperienza lunga e dura ma utile alla mia formazione umana e culturale, tutti coloro che ho incontrato in quel periodo della mia vita sono ben presenti nella mia memoria, luoghi e fatti che ho attraversato resteranno sempre nella mia mente e nel mio cuore.
 *NAJA ALPINA*  di  Daniele  Serg. magg. della 17^ BTR. nel 1975/76
 
Stemma delle Salmerie della "Julia"
Stemma del 3° Regg. Artiglieria    da Montagna "Julia"
La Caserma "Goi Pantanali" di Gemona del Friuli dopo il crollo
 
 ULTERIORE INTEGRAZIONE
*CPR
C
= Camera P= Punizione  R.= Rigore
Era la massima punizione per i militari di truppa, prima di arrivare al tribunale militare, restavi in cella giorno e notte al corpo di guardia sotto la sorveglianza del sott.le d’ ispezione, se venivi punito di CPR nelgi ultimi 100 gg. di servizio il tuo congedo era rimandato dello stesso numero di giorni…. "bella fregatura" rispetto a quelli del tuo stesso scaglione.
Artiglieri da montagna della "Julia" in esercitazione con il "pezzo" negli anni '70  -  Mortaio da 120 mm. A.M. 50 Brandt


La Caserma "Cantore" di Tolmezzo Clicca per ingrandire!!!
Un aneddoto triste: nel febbraio del 1975 prima che io arrivasi al reparto un artigliere morì durante l’abbeverata dei muli al mattino aveva commesso l’errore di “legarsi” alla mano le redini del mulo che si era imbizzarrito, scappando aveva trascinato il ragazzo che aveva battuto la testa e  morì sul colpo…triste e tragico fatto.
Un’altra volta il mar. maniscalco della 17^ si era trovato per caso in mezzo ad uno scambio di secchiate d’acqua alle scuderie di Gemona, si era preso una secchiata in pieno restando completamente lavato…..per fortuna era una persona di spirito e tutto era finito lì…oppure quell’artigliere che durante un campo mobile era rimasto a dormire nonostante la sveglia e la partenza in marcia della btr, per puro caso ce ne siamo accorti poco prima della partenza della base della btr….ti  lascio immaginare il casino che ne è seguito, il capitano era fuori di se dalla rabbia!!
Non parliamo di quel serpentino di primo pelo che, alla sua prima scuola tiro pur avendo preparato i percussori da guerra  per  gli obici, se li dimentica in caserma …per farsi perdonare ha dovuto pagare ben 10 bottiglie …altrimenti la 17^ btr non avrebbe potuto sparare.
Mi sento obbligato a ricordare tutti gli artiglieri deceduti nel terremoto del 6/5/76, se il gr fosse rimasto a Tolmezzo tante vite si sarebbero salvate, ma nessuno poteva prevedere una simile tragedia, per di più molti erano già a dormire a causa della marcia di quel giorno, ma se fosse avvenuto anche solo dopo un’ora la tragedia sarebbe  stata anche più pesante.
 
ANEDDOTI DI NAJA
Lo Stemma della nostra Brigata Alpina "Julia"
Artiglieri della "Julia" con i muli negli anni ' 70