Un appuntamento Nazionale importante, segnalato sull “l’ Alpino”
Il
GrUdine presente alla 64^ Commemorazione della Battaglia di Nikolajewka a Solighetto TV.
NIKOLAJEWKA: ultimo atto di eroica e generosa immolazione delle Truppe Alpine per infrangere ferrei accerchiamenti ed aprire il varco verso la libertà della Patria. Una delle pagine più grandiose e sublimi, ma bagnata da tanto sangue, è senza dubbio, quella scritta  Nikolajewka; e la sezione di Conegliano l' ha ricordata il 21 gennaio a Solighetto (TV),con una suggestiva sfilata, ed una Messa, con al termine la deposizione della corona d'alloro sotto il monumento ai caduti. Ero presente per unirmi a tutti quegli alpini, artiglieri, associazioni combattentistiche, reduci, autorità, gente comune: in ricordo di quella battaglia. Pagine di sacrifici, di eroismi, pagine indimenticabili di valore individuale e collettivo, di abnegazione, di spirito di corpo, ma anche, per qualcuno di sconforto. Il nemico non potè reggere all’accanimento e al disperato assalto e fuggì; Nikolajewka venne occupata, l’ultima più difficile resistenza fu infranta, la via finalmente libera. Tutta la colonna che attendeva l’esito della battaglia - quarantamila superstiti delle divisioni di fanteria, in mezzo ai quali c’erano ungheresi e tedeschi - passò urlando!!!
A Nikolajewka, alla testa dei loro Alpini, morirono in combattimento più di quaranta ufficiali, fra i quali l’eroico Generale Martinat, Capo di Stato Maggiore dl Corpo d’Armata Alpino, e il colonnello Migliorati Comandante del 2° Artiglieria da montagna e tanti altri. I resti della “Julia”, già logorata a Novo Kalitwa e la cui odissea era iniziata il 24 dicembre dell’anno precedente, e i resti della “Cuneense” si sono infranti contro i carri e le Fanterie russe a Valujki il 27 e 28 gennaio generosamente immolandosi nella morsa dei quaranta gradi sotto zero.. Erano sessantamila: da Nikolajewka uscirono - con le loro bandiere - solo poco più di seimila uomini della “Tridentina”, la “Cuneense” fu quasi distrutta e la Julia decimata! Purtroppo anche il Nostro Gruppo “
Udine”, ma con onore! Quanto segue riassume le vicende belliche della Campagna di Russia.
LA CAMPAGNA DI RUSSIA

Il CSIR (Corpo di Spedizione Italiano in Russia) faceva parte dell’11^ armata tedesca appartenente, a sua volta, al Gruppo di Armate Sud. Si ha notizia delle prime operazioni del CSIR fin dall’agosto 1941, quando partecipò dapprima alle azioni per l’accerchiamento delle unità russe rimaste tra il Dniester ed  il Bug durante il loro ripiegamento verso oriente. Successivamente intervenne a Petrikovka quando le armate russe cercarono inutilmente di fermare i tedeschi sul Dnieper e quindi prese parte all’offensiva per la conquista del Bacino industriale del Donez fino a Gorlovka e Rykovo dove ebbe termine la fase di avanzata del Corpo stesso. Nell’autunno del ‘42  al CSIR vennero affiancate 10 divisioni italiane tra cui il Corpo Alpino comprendente le Divisioni Julia, Tridentina e Cuneense. Nell’inverno ’42-’43 il Corpo d’Armata Alpino venne investito ed accerchiato ed iniziò la tragica ritirata che vedrà soccombere il grosso delle nostre truppe. Dobbiamo ricordare che l’impiego del CSIR era stato notevolmente osteggiato da parte del Comando Tedesco in quanto le forze italiane godevano fama di scarsa affidabilità a causa del loro equipaggiamento non idoneo.
Mussolini riuscì comunque a far accettare il Corpo ed, al momento dell’impiego, il CSIR si comportò bene. La ripresa dei Sovietici, dopo il colpo iniziale, indusse però i tedeschi ad accettare il nostro aiuto così ripetutamente offerto. Del resto Mussolini intendeva in tal maniera sdebitarsi per l’aiuto ricevuto in Africa Settentrionale ed inviò il meglio delle nostre truppe costituite, appunto, dal Corpo Alpino.
Il suo impiego era previsto sul Caucaso; infatti l’equipaggiamento era adatto per una guerra in montagna. Venne però dirottato nella pianura del Don. Pur opponendosi il Comandante Col. Pietro Gay, fu confermata la destinazione sul Caucaso e il colonnello fu allontanato. Il Corpo d’Armata Alpino era composto da 57.000 uomini, reclutati sulle Alpi e gli Appennini Tosco-Emiliani ed Abruzzesi; era dotato di armamento leggero e maneggevole; le artiglierie erano scarse e di potenza limitata; scarseggiava di armi controcarro ed antiaeree. Proprio quest’ultima deficienza costrinse ad affidare la difesa anticarro ai pezzi delle batterie da montagna che non erano adatti ad affrontare tale compito. I soldati, inoltre, non avevano un equipaggiamento personale adatto ai luoghi ed alla stagione; erano infatti erano frequenti i casi di congelamento.
Tutto ciò fa pensare ancora oggi che il C.A. sia stato allora “sciupato” per nulla. Esso comprendeva tre divisioni alpine che si erano distinte con onore durante la campagna di Grecia: la Tridentina, la Cuneense e la Julia. Quest'ultima, appena rientrata dalla Grecia, era dislocata in Friuli per riorganizzarsi. Ma ai primi di agosto era già pronta per l’avventura sul fronte russo. Era così composta:
Quartier generale;
-Reparti Divisionali (41^ 83^a cp. cannoni 47/32);
-Ospedali da campo 628° 629° 630° 633° 813° 814°;
-303^ Sezione Sanità;
-207^ Autoreparto;
-8° Reparto salmerie;
-3^ Sezione Sussistenza (nuclei 8° e 9°  62^ squadra panettieri);
-8° Reggimento Alpini con: btg. Tolmezzo; btg. Gemona; btg. Cividale; 308^ Sezione Sanità;
-9° Reggimento Alpini con: btg. Vicenza; btg. L’Aquila; btg. Val Cismon; 309° Sezione Sanità;
-3° Rgt. Art. con: Gruppo Conegliano (ten. Col. Domenico Risotto) 13^ btr., 14^ btr., 15^ btr., Rep. Munizioni e viveri;
-Gruppo Udine: (ten. Col. Cesare Cocuzza), 17^ btr., 18^ btr., 34^ btr., Rep. Munizioni e viveri;
-Gruppo Val  Piave: (ten. Col. Anselmo Valditara), 35^ btr., 36^ btr., 39^ btr., Rep. Munizioni e viveri;
-Gruppo Misto: 45^ btr 20 mm., 47^ btr. 20 mm., 77^ btr. c.c., btr. mortai 81 mm., 2° btg. Misto Genio.
Così formata la Julia partiva per la Russia, dove venne schierata nel tratto compreso tra gli abitati di Kuvschin e di Kurawut con a sinistra la Tridentina e a destra la Cuneense.
Il “Conegliano” partì, suddiviso in tradotte per ogni batteria, il 14 agosto 1942. Ammassati nei vagoni, un caldo soffocante, sono salutati da parenti ed amici, ma nessuna autorità è presente alla partenza. Durante il viaggio viene comunicato il cambio di destinazione del Reparto: dal Caucaso all’ansa del Don. Il 22 il Gruppo arriva ad Isjum, meta del lungo viaggio di avvicinamento e iniziano le operazioni di scaricamento ed incolonnamento per la lunga marcia di oltre 300km. che inizierà il giorno 29. Lungo il percorso gli uomini fanno conoscenza della desolazione del territorio russo e le batterie si dividono per attestarsi sul Don. Il “Conegliano” da’ il cambio a reparti tedeschi ed inizia subito i lavori campali per rendere abitabile la posizione in vista dell’inverno imminente. Vengono allestiti osservatori, rifugi, magazzini e riservette di munizioni mimetizzate tra il grano. Per fine ottobre la 13^ batteria costruì almeno 17 rifugi interrati collegati tra loro  e completi di servizi e camminamenti scoperti, piazzole coperte e riscaldate, nidi di mitragliatici, riserva idrica, cucine, scuderie e servizi igienici da campo.
Anche la 14^ svolse i medesimi lavori, come pure la 15^ che in pieno inverno dovette abbandonare tutto per cambio di posizione. Tra il 25 settembre ed il 14 dicembre il periodo trascorse relativamente calmo nel settore della Divisione, registrando solo movimenti di pattuglie. Era in corso la grande battaglia di Stalingrado a sud, che i Russi cercavano con tutti i mezzi di vincere. L’esito fu ad essi favorevole e segnò l’inizio della svolta sul fronte orientale per le forze dell’Asse. Nel frattempo, il 31 ottobre, era giunta in posizione anche la Tridentina completando il fronte del C.A. Alpino, che si estendeva ora per circa 770 km.
Le sorti della battaglia di Stalingrado sono note; i russi riuscirono a contrastare il nemico e ad impedirne il dilagamento oltre il Volga. Accerchiarono in pochi giorni l’intera 6^ armata tedesca e sfondato a Stalingrado, vollero allargare la breccia, attaccando nel settore della terza armata romena, il cui fronte venne sfondato. Le riserve riuscirono a fermare in parte l’offensiva che coinvolse il 2°, XX° e XXIX° C.A. italiano. Le nostre truppe, pur essendo fiaccate dalla preparazione di artiglieria e dei mortai, si comportarono egregiamente.
Malgrado la tenace resistenza, i russi, superiori in uomini e mezzi, conquistarono Kantemirovka, minacciando di accerchiamento tutto il C.A. Alpino. Proprio per prevenire tale eventualità, il comando della Divisione “Julia” aveva predisposto un gruppo di intervento formato dal btg. “L’Aquila”, dalla 13^, 14^, btr. del “Conegliano”, e la 34^ dell’Udine, la 45^ btr. c.a e della 83^ cp. cannoni 47/32. Il 16 dicembre il gruppo d’intervento iniziò a muoversi, ma venne decimato dalla lunga marcia e dal gelo; gli aerei russi volavano sovente basso per mitragliare e l’autocolonna procedeva faticosamente nella neve. Alla fine la 13^ rimane con 60 uomini, 3 pezzi, qualche cassetta di munizioni e 9 muli, gli uomini consumano un rancio freddo e scarsissimo.
La situazione è disperata; i mezzi vengono arretrati per essere posti in salvo e si scavano ricoveri per la notte. E’ necessario impedire ai russi di allargare la penetrazioni. Questi mantengono una pressione costante sui reparti italiani fino al 23 dicembre, giorno nel quale attaccano il “Tolmezzo”, subito contrastati da un preciso fuoco di sbarramento della 13^ del Conegliano. Il giorno dopo gli attacchi proseguono e le tre batterie del “Conegliano” unitamente al Gruppo da 105/28 e la 3^ btr. a cavallo, compiono i tiri di interdizione creando larghi vuoti fra le file sovietiche. Ripetuti attacchi giornalieri non ottengono risultati territoriali positivi; nella mattinata del 30 dicembre, però, mentre le altre batterie del “Conegliano” concentrano il loro fuoco sui russi, la 13^ viene messa a tacere con tutti e quattro i pezzi colpiti in pieno ed uno messo fuori uso definitivamente. Anche la 77^ btr.c.c. subisce lo  stesso destino. Siamo al 1° gennaio 1943 e la situazione diventa sempre più critica. Qualche piccolo successo si ottiene, come la distruzione di un pezzo controcarro russo ed alcuni nidi di mitragliatrice ad opera di un pezzo della 15^. La pressione non diminuisce e per tutto il mese il nemico si accanisce contro le posizioni della Julia, ma questa si comportò eroicamente tanto da essere ricordata nel bollettino ufficiale di guerra tedesco. La divisione perse molti uomini, vuoi a causa del nemico, vuoi per il gelo: il “Tolmezzo” perdette 390 uomini ed il “Cividale” quasi 500.
Il 15 gennaio giunge la notizia che i russi avevano sfondato a sud, girato circa 10 km. dietro la Divisione e l’avrebbero accerchiata se avessero raggiunto il Don. L’accerchiamento era stato a lungo studiato dai Comandi sovietici e largamente preparato raccogliendo ingenti forze, artiglierie e carri. I settori prescelti per operare lo sfondamento erano quelli corrispondenti alla testa di ponte di Storoshewoje fronteggiata dalla 2^ armata ungherese a nord ed a quella della zona a nord-ovest di Kantemirowka presidiata dal XXIV° C.A. tedesco a sud. Il 13 gennaio inizia l’offensiva a nord contro le truppe ungheresi ed ebbe pieno successo, come pure gli attacchi a sud con puntate fino a Rossosch, sede del C.A. Alpino. La grande breccia non era più tamponabile; pertanto le forze tedesche nel settore della Julia vennero ritirate mentre il Comando tedesco rifiutò il permesso di ritirarsi alle divisioni alpine. Il comando del C.A. Alpino orientò però le divisioni in modo tale da predisporre un ripiegamento, ordinando l’alleggerimento dei reparti dato che le salmerie erano state tagliate fuori dalle punte corazzate russe. Ma le colonne russe avevano ormai raggiunto Ostrogosk, per cui venne diramato l’ordine di ritirata; alla Julia esso pervenne alle ore 12 del 16 gennaio e nello stesso giorno iniziò il movimento.
Si formarono due colonne: il 9° Alpini con i gruppi “
Udine”  “Val Piave” si diresse s Kopanki; l’8° Alpini con il gruppo “Conegliano” si diresse su Popovka. Gli uomini erano provati dai lunghi combattimenti e dal gelo e la marcia fu molto faticosa. Nella tarda mattinata iniziò il ripiegamento anche del “Conegliano” verso Loschtschina, coperto dalla 14^ e dalla 15^ batteria che spararono in direzione di Golubaja. Giunge la notizia dell’avvenuto accerchiamento da parte dei russi, ma le perdite sono ingenti: tutto il gruppo “Mondovì” viene messo fuori combattimento e la 13^ perde un altro pezzo mentre assume i superstiti del Mondovì. Verso sera il gruppo ed il btg. che lo accompagnano si sganciano e si dirigono verso Postojali, incrociando il 21 gli Alpini del 9° ed il gruppo “Udine” che di lì a poco verranno completamente sopraffatti dai carri russi  e Lessnitschanaki dove si salveranno pochissimi Alpini ed artiglieri.
Intanto si giunse a Nowo Georgewski dove venne effettuata una beve sosta per riposare uomini e bestie. La sosta fu fatale per la colonna: verso le 11 del 22 gennaio il nemico attacca la posizione travolgendo le ormai deboli batterie (resti del Conegliano, Udine, Val Piave,…) decimate e gli Alpini scarsamente armati. I russi circondano il paese e per pura combinazione si salvano pochi artiglieri che si erano infilati in un canalone a sud del paese con il col. Rosolto. La maggior parte degli ufficiali e degli Alpini dell’8° vennero uccisi o catturati dai russi; tutte le armi dei reparti perdute come pure i pezzi che vennero abbandonati al nemico. I superstiti si accodarono alle salmerie di alcuni reparti tedeschi e si formò una lunga colonna di 50.000 uomini, per la metà disarmati. Vi si trovano resti della Julia, della Cuneense, del Vicenza e reparti ungheresi. Il comando stesso della Julia veniva sopraffatto il 27 gennaio nei pressi di Valuiki.
Da questo momento non è più possibile seguire le vicende nel prosieguo della ritirata in quanto tutti i reparti “
Udine” compreso furono decimati Finirono così le drammatiche vicende del C.A. Alpino in Russia, che era riuscito a portare fuori dall’accerchiamento circa 27.500 uomini dei quali 11.000 feriti, ammalati o congelati. Significa che essendo alla partenza 57.000 uomini, 14.000 muli, 10.000 automezzi, 160 cannoni, rientrarono in Italia con meno della metà del personale, un decimo dei quadrupedi, un centesimo degli automezzi, nessun cannone o mitragliatrice, un terzo delle armi automatiche. Dei circa 30.000 uomini mancanti, metà erano prigionieri dei russi. Molti di essi perirono poi nei campi di concentramento russi dove venivano trattati con ferocia e incuranza delle norme elementari di prigionia. I pochi che riuscirono a sfuggire alla morte in Russia o alla cattura durante la ritirata, giunsero in Patria nella primavera del ’43 e ripresero servizio ai primi di maggio dello stesso anno.

Con tali elementi, uniti a coloro che nel frattempo erano stati dimessi dagli ospedali si costituì, in seno alla Julia, una compagnia che simboleggiava i battaglioni della divisione: Tolmezzo, Cividale ecc. Questi reparti furono impiegati in compiti di presidio e nella lotta attiva contro infiltrazioni di bande jugoslave che si erano spinte nella Vallata del Natisone alla fine di maggio.  Veniva intanto ricostituito il comando della Divisione, che cominciò immediatamente l’opera di ricostruzione dei reparti con i superstiti e la classe di leva 1923. Lo sforzo fu coronato da successo e verso la fine di agosto l’8°, il 9° ed il 3° artiglieria da montagna cominciarono la ricostituzione delle nuove compagnie e batterie.
Il Gruppo Udine dal 11 marzo 1926 venne inquadrato sempre nel 3° RGT Art. Mont. con la 16^ e 17^ BTR alle quali venne aggregata nel 1934 anche la 18^.
     
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Notizia pubblicata il: 22/02/2007