L' Obice da 105/14 va in pensione
 
Obici da 105/14 sotto copertura protettiva
Artiglieri in posa con il loro 105/14 (Anni '76)
I montagnini in azione
Il nuovo mortaio da 120 mm.
Il nuovi obici FH70 in dotazione
Dopo circa mezzo secolo di onorato servizio l’obice da 105/14 è stato messo a riposo. Nel 2005, infatti, gli ultimi esemplari sono stati ritirati, cedendo il passo ai mortai Thompson da 120 mm. ad anima rigata che, assieme agli obici FH-70 da 155/39, costituiscono l’attuale armamento dei reggimenti di artiglieria da montagna.

Da montagna e non terrestre, come vorrebbe la burocrazia ministeriale, che ha privato ufficialmente della propria denominazione (per motivi che mai ci convinceranno) una gloriosa specialità dell’arma di artiglieria, fiera di appartenere alle truppe alpine come testimoniano oltre cent’anni di fratellanza, di sudore e di sangue, in pace e in guerra.

Per la verità  a molti artiglieri sarebbe piaciuto che il pezzo da 105/14, avendo accompagnato la vita militare dei montagnini per tante generazioni, venisse salutato con i dovuti onori, udendo gli ultimi colpi, come un ideale passaggio di consegna al nuovo pezzo: quasi a sottolineare che il glorioso obice dei tempi di guerra lasciava il passo a un nuovo fratello. Per quanto ne sappiamo il pezzo da 105/14, invece, se n’è andato in silenzio, senza quel caloroso saluto che avrebbe meritato, dopo aver condiviso l’esperienza con le stellette di tanti artiglieri da montagna.
"Onori al Pezzo 105/14"
"La storia del 105/14"
Il  pezzo da 105/14 ( 105 = calibro, 14 lunghezza del tubobice in mllimetri) era un pezzo di totale produzione italiana, nella fattispecie della Oto Melara, azienda leader nella produzione di armamenti, prodotto nel 1956 e adottato non solo dalle FF.AA italiane ma in dotazione anche a reparti degli altri Paesi facenti parte della NATO ed extra, di peso totale di poco inferiore ai 1300 kg  e di lunghezza di circa 4 mt, era un obice estremamente duttile e maneggevole, scomponibile in 11 carichi someggiabili (11 muli + 1 di riserva), poteva essere ippotrainato  e autotrainato dalle campagnole di quel tempo.
Per un certo periodo era in dotazione anche al rgt di art. paracadutista, pertanto era avio-lanciato su questo ho sempre avuto dei forti dubbi in merito al suo uso, aveva una gittata massima di circa 11 km usando 7 cariche di lancio, raramente si è usata la carica massima essendo i poligoni piuttosto limitati, personalmente ricordo di avere sparato al massimo con la V° carica, poteva usare proiettili HE (high esplosive) di vario genere grazie alla spoletta intercambiabile: a scoppio istantaneo con il contatto dell’obbiettivo, oppure a tempo con proiettili illuminanti o fumogeni.
La squadra di servizio al pezzo era composta di 7 serventi compreso il capo-pezzo, se ben affiatati era possibile sparare in tempi brevissimi rispetto all’arrivo sul posto dello schieramento, fattore questo che dava un certo vantaggio sul nemico che per neutralizzare lo schieramento non aveva il tempo necessario alla sua individuazione, in caso di necessità poteva assumere anche la posizione controcarro.
La sua elevazione massima poteva arrivare a  +65° e con un angolo di tiro in orizzontale di 36° , un fattore di vantaggio era che il suo munizionamento era piuttosto comune perciò senza particolari difficoltà nel reperire i colpi, le code erano divaricabili e grazie a dei supporti inseriti in esse il rinculo dello sparo era molto limitato.
Il pezzo è stato usato dalle FF.AA. inglesi in Borneo oppure dalle FF.AA. argentine nella guerra delle isole Forkland (o Malvine come le chiamavano gli argentini), è sicuramente stato prodotto in circa 2400 esemplari.
 
Ringrazio, per la realizzazione di questo articolo, anche il Serg. Magg. Daniele per le immagini  e le informazioni storiche; nonchè l'alpino webmaster di http://www.anaconegliano.it per le immagini del nuovo mortaio da 120mm. e l'obice FH70.
Notizia pubblicata il: 27/12/2006