Il "Gruppo Udine" e il Generale Fuscardi
 
Notizia pubblicata il: 21/12/2008

Un omaggio al Generale Fuscardi, l'uomo che ideò il mitico 105/14, l'obice che anche al Gruppo Udine fece storia. Leggete questo "storico" articolo del 1957 che è stato gentilmente fornito dallo Sten. Ruggero 17^BTR nel 1984.             "Cliccate le immagini per ingrandirle"


               IL  CANNONE ITALIANO CHE DIFENDE LA LIBERTA’

Il nostro pezzo d’artiglieria “105/14” ideato dal magg. Gen. S. Fuscaldi, ha vinto grazie alle sue doti eccezionali, il concorso della N.A.T.O. (maggio 1957)

Questa che vi raccontiamo è una storia eccezionale: la storia di un uomo e di un cannone, l’uomo è un uff.le di artiglieria S. Fuscaldi ed è stato promosso Magg. Gen. per meriti eccezionali, il cannone è un obice da 105 mm che viene designato con la sigla “105X14” e che, a breve tempo ha fatto una brillante carriera: ha vinto un concorso della NATO, ha entusiasmato gli esperti militari europei ed è piaciuto agli inglesi tanto da indurli, caso senza precedenti, ad acquistarlo dall’Italia per destinarlo ad alcuni reparti del loro esercito.
L’uomo e il cannone sono strettamente legati, a vederli uno accanto all’altro, si ha la sensazione che fra di loro esista un’intesa segreta, che sotto il freddo acciaio si nasconda una volontà, pronta a obbedire, visto così l’obice non è più uno strumento di distruzione: è un essere vivo, amorosamente curato, una creatura come direbbe il Generale Fuscaldi (usò proprio questa parola con l’ufficiale che dovette accompagnare il pezzo in Francia per le prove della NATO “Non ti faccio discorsi, basta una cosa: questa è la mia creatura, te l’affido, trattala bene,  l’obice superò tutte le prove ottenendo un successo clamoroso.
La nascita ufficiale del 105/14 risale al 1956, quando il pezzo definitivamente messo a punto e presentato alle autorità, ma la sua vera storia inizia esattamente 40 anni prima nel 1917, quando lo studente  di liceo S. Fuscaldi rispose all’appello del governo che chiamava i giovani a prestare il braccio alla Patria e fu assegnato all’arsenale militare di Napoli come operaio addetto alla rigatura dei cannoni, Fuscaldi aveva già l’hobby della tecnica, all’arsenale scoprì  che la sua passione poteva essere applicata  alle armi, più tardi fu richiamato per il servizio di leva, entrò alla scuola allievi ufficiali e ne uscì S.Ten. di Fanteria, nel 1923 si laureò a pieni voti in ingegneria elettromeccanica, nel 1925 vinse un concorso e fu Uff.le effettivo.
In capo a pochi anni diventò uno dei più stimati tecnici d’artiglieria, eliminò i difetti di alcuni pezzi che risalivano alla guerra “15-18, ne progettò altri che vennero poi prodotti in serie, tutto il suo interesse  di studioso si era concentrato ormai sulle armi, Fuscaldi si era innamorato dei suoi cannoni.”
L’idea dalla quale doveva derivare il 105/14 nacque nell’immediato dopo-guerra, alla fine delle ostilità gli eserciti alleati avevano abbandonato in Italia 2000 cannoni, il cui recupero non era stato ritenuto conveniente: si erano limitati a renderli inservibili, praticando con la fiamma ossidrica un foro nella bocca da fuoco e li avevano lasciati ad arrugginire nei campi di raccolta, l’allora ten. col. Fuscaldi, tornato da poco a Napoli come direttore dell’arsenale, ebbe l’occasione di esaminare alcuni di quei pezzi che l’ARAR rivendeva come ferrivecchi a 10 £ al kg, notò che molti erano in ottime condizioni, sarebbe stato un peccato buttarli via, bisognava rimetterli in efficienza, ma come?
Teoricamente la cosa non era impossibile, bastava  segare la bocca da fuoco, eliminare la parte forata e ricongiunge i 2 tronconi in modo che le rigature interne combaciassero, un manicotto d’acciaio a doppia vite interna poteva servire a tenerli uniti, Fuscaldi eseguì degli esperimenti ed ebbe successo, in breve tempo presentò ai superiori tutto un assortimento di cannoni ex-inglesi ed ex-americani rimilitarizzati secondo il suo sistema, vi furono delle diffidenze ma anche chi come il C.S.M. dell’esercito gen. Lucini appoggiò l’iniziativa.
I cannoni a 2 pezzi di Fuscaldi furono sottoposti ad ogni genere di prova: li strapazzarono in tutti i modi, li fecero sparare con spolette sensibilizzate che minacciavano di far esplodere il proiettile in canna ad ogni minima irregolarità della rigatura, andò tutto bene, provarono a ricongiungere in maniera imperfetta i 2 tronconi: non accadde nulla e la rimilitarizzazione dei cannoni ex-alleati fu approvata.
Per l’Esercito a quell’epoca sprovvisto di mezzi e di armi era come un dono dal cielo, non si sa quanti pezzi abbia rimilitarizzato il gen. Fuscaldi  ma negli ambienti militari si parla ancora di uno stato straniero che nel 1956 offrì di acquistarli a un paio di milioni di lire l’uno,  si narrano divertenti episodi sullo stupore che provarono gli addetti militari, quando videro  i loro pezzi rimessi in efficienza.
Un giorno il gen. Lucini (allora era colonnello e capo di stato maggiore  del com. terr. di Napoli) suggerì di usare il “sistema a 2 pezzi “ per le artiglierie da montagna, gli Alpini avevano ancora in dotazione il “75/13”, un obice prodotto dalla Skoda per l’esercito austriaco e passato poi all’Italia come preda bellica, era stato ai suoi tempi un pezzo eccellente ma era superato da anni, era di calibro insufficiente  e impiegava un proiettile troppo leggero con una gittata di soli 6 km, occorreva qualcosa di ben più moderno.
Fuscaldi studiò subito un obice da 105 mm, con il tubo rigato fatto di 2 pezzi tenuti insieme da un manicotto non più avvitato ma innescato a baionetta, fu costruito anche un prototipo  che diede buona prova, l’idea iniziale fu tuttavia abbandonata: ricongiungere i 2 tronconi sotto la neve con le mani gelate, magari in quei momenti di emergenza che rendono inquieti anche i più coraggiosi, sarebbe stata un’operazione troppo difficile, si decise di tornare alla bocca da fuoco “a pezzo unico” limitandosi a renderla smontabile con un sistema più semplice del manicotto, solo quel prolungamento  che in linguaggio militare si chiama “freno di bocca”.
E’ inutile illustrare i particolari tecnici del 105/14, alla fine del 1956 il cannone degli Alpini era pronto, aveva un calibro di 105 mm con la bocca da fuoco lunga circa un metro e mezzo, un peso complessivo di 1250 kg, poteva sparare fino a 8 colpi al minuto lanciando a circa 11 km di distanza proiettili del peso di 15 kg, può essere auto-trainato, ippo-trainato, aerotrasportato, paracadutato e someggiato: 4 minuti sono infatti sufficienti  per la scomposizione in undici carichi, ciascuna trasportabile con il mulo.
Vi è poi tutta la serie di congegni ai quali Fuscaldi aveva dedicato mesi di studio, si trattava di escludere matematicamente il pericolo che, nel corso delle varie trasformazioni  del pezzo si verificassero incidenti o errori, lo scopo fu raggiunto mediante alcuni contenitori estremamente ingegnosi, furono installati dispositivi per impedire che un colpo partisse improvvisamente, per garantire la stabilità del pezzo durante le operazioni di adattamento al tiro anticarro, per eliminare il pericolo che l’otturatore ricadendo anzitempo tagliasse la mano del servente ancora infilata nella culatta.
Quando il 105/14 fu pronto le autorità militari si resero conto che corrispondeva in pieno alle caratteristiche per un pezzo-tipo da adottare presso per le forze armate alleate, l’obice fu presentato al concorso della NATO dove ebbe come rivale il 105/22 di fabbricazione francese, i confronti eseguiti sia in Italia  che in Francia durarono a lungo, il nostro obice dimostrò di poter viaggiare su strada alla velocità di 70 km/h e si arrampicò in cima ad una montagna.
L’obice francese molto più pesante rimase a metà strada e rivelò una tendenza a sbandare durante le frenate improvvise, caricato sui muli il pezzo italiano andava benissimo, quello francese non affrontò nemmeno le prove a causa della bocca da fuoco troppo lunga e non someggiabile, per lanciare il 105/14 da un aereo bastavano 2 paracadute, al francese erano necessari 4, l’unico vantaggio era la maggiore gittata di tiro seppure di poco, tutti gli altri confronti risultarono favorevoli al pezzo italiano.
Ad un certo punto i francesi dichiararono di volersi ritirare dalla competizione, ma gli ufficiali italiani insisterono perché si terminassero le prove, alla fine delle prove di tiro eseguite in Francia i 2 pezzi affiancati cominciarono a sparare, prima 2 colpi al l° minuto, poi 3, poi 6….passarono sette ore e i 2 obici continuavano a sparare, il gen. Fuscaldi, parlando del pezzo francese, disse ad un uff.le che lo accompagnava “Non gli do ancora 50 colpi “... infatti al 45° il pezzo francese rifermò per la rottura di una parte meccanica. Fuscaldi, inviò al suo superiore il telegramma di conferma “il pezzo non si è rotto”.
Dopo di ché l’attenzione generale si concentrò sul 105/14, alcuni Paesi sud.americani e asiatici ci chiesero di acquistarlo, missioni militari europee lo esaminarono a fondo, gli stessi francesi ebbero parole di sincera ammirazione, alla fine si mossero anche gli Inglesi, il 105/14 dovette percorrere 1600 km su un apposito circuito costruito in modo tale da far viaggiare il mezzo trainato su un tracciato pieno di ostacoli, furono rieseguite le prove di trasporto aereo e di lancio con paracadute e di tiro, il risultato fu un contratto per l’acquisto di un certo numero di pezzi in dotazione a reparti inglesi.
Era la prima volta che l’Inghilterra  adottava un’arma italiana ordinandola direttamente alle nostre industrie, negli ambienti militari la notizia fu salutata come una vittoria, Fuscaldi fu promosso  per meriti eccezionali con una motivazione che citava “le sue doti di elevate doti d’ingegno, alta competenza tecnica e rara capacità organizzatrice”.
Ora il 105/14 viene prodotto in serie e parecchi reparti delle TT.AA. lo hanno già ricevuto in consegna, un giornale lo chiama “obice-miracolo” ma la definizione non piace al gen. Fuscaldi “Non c’è nulla di miracoloso nel 105/14, c’è solo un po’ di lavoro, un po’ di fortuna, molti incoraggiamenti dai superiori e moltissima abnegazione da parte del personale dell’Arsenale, che ha lavorato instancabilmente, con slancio e entusiasmo, non ci sono miracoli, si può dire che il pezzo è un bel cannone, qualcuno mi ha detto che si presenta bene anche dal punto di vista estetico e francamente lo trovo bello”.
Il gen. Fuscaldi sorride tra il timido e il compiaciuto, tipico del sorriso che hanno i padri quando parlano dei figli.        
Il Generale Fuscardi Salvatore e il suo 105/14
Esercitazione con il 105/14 della 17^ BTR "Gruppo Udine" nel 1984